CENTAURO… la leggenda dell’Uomo-cavallo

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Letteralmente il termine Centauro significa: “colui che trafigge il toro”, dall’etimo classico Kentauroi; un altro etimo suggerisce, invece: “gruppo armato di cento uomini”.
Qualunque sia il significato del termine, il mito li vuole d’aspetto davvero singolare: uomini fino all’ombelico e cavalli per il resto del corpo. Il mito li vuole anche rissosi, lussuriosi e sempre pronti a saltare addosso alla prima donna che capitava loro davanti.
Omero li chiama: “villose bestie selvagge”, per il loro aspetto e le attività orgiastiche ed erotiche.
La leggenda sulla loro origine farebbe arrossire gli autori di erotismo più audace. Vediamo perché.
Il capostipite fu un certo Issione, re dei Lapiti, tipo poco raccomandabile, per giunta assassino.
Giove, re degli Dei, pur contro il parere degli altri Immortali, non solo non lo punì per il suo reato, ma lo invitò alla sua tavola.
A Issione piacevano molto le donne, proprio come a Giove; per questo, forse, non mancò di fare certe proposte addirittura a Giunone, sposa del suo divino ospite.
Giove scoprì presto le intenzioni del suo ingrato ospite e per metterlo alla prova dette ad una nuvola le sembianze di Giunone.
Annebbiato dal vino e dalla lussuria, Issione sfogò le sue brame sul simulacro di nuvola; dall’inconsueto rapporto nacque Centauro che, diventato adulto, dette sfogo alle sue insane tendenze sessuali e si accoppiò con le cavalle del Monte Pelio, che gli generarono i Centauri, creature metà uomini e metà cavalli.
Numerosi gli aneddoti che li riguardano a causa proprio di questo loro temperamento.
Alle nozze di Piritoo, Re dei Lapiti, con Ippodamia, il centauro Eurizione, inebriato dalle troppe coppe di vino tracannato tentò di rapire la sposa.
In soccorso della sposa accorse Piritoo e Teseo. Ne nacque una lotta violenta e senza quartiere tra Lapiti e Centauri e questi ultimi ne ucirono piuttosto malconci e corsero al galoppo in direzione del Monte Pindo, dove si rifugiarono.

Un altro centauro commise lo stesso errore e finì ammazzato: Nesso, che tentò di rapire Deianira, moglie nientemeno che di Ercole.
Il più noto fra tutti i Centauri fu certamente Chirone.
Questo il mito. La realtà, naturalmente, era un’altra.
I Centauri erano uomini barbuti e selvaggi, appartenenti a tribù delle montagne della Grecia orientale, i quali vivevano in tale simbiosi con i loro cavalli, da sembrare una sola cosa con il proprio animale.
Nacque così la leggenda degli Uomini-cavallo.

CHIRONE

Era il capo, piuttosto temuto e rispettato, di questa razza di rissose e selvagge creature. Pur avendone il medesimo aspetto, però, Ghirone era di tutt’altra natura : saggio e sapiente, forte e gentile. Forse per la nobiltà dei natali: Ghirone non faceva parte della stirpe di Issione, ma era figlio di Giove e diFilira, bellissima Ninfa mutata per gelosia in cavalla da Rea, la sposa di Saturno che di lei era follemente innamorato.
Anche il suo stile di vita era diverso da quello dei suoi simili. Egli viveva in una grotta del monte Pelio diventata ben presto la Scuola d’Armi e di Sapere più famosa della Grecia. Molti degli Argonauti furono suoi allievi, pefino Esculapio.
Fra gli eroi che si formarono alla sua Scuola: Giasone, Enea, Diomede, Achille… tanto per citarne qualcuno.
A causargli la morte, ironia della sorte, fu proprio uno dei suoi allievi, il suo allievo preferito: Achille.
Quando questi mosse guerra ai Centauri, Chirone si schierò dalla loro parte per solidarietà.
Durante uno scontro durissimo fu ferito gravemente proprio da Achille e dolorosamente, poiché le frecce dell’eroe era intinte nel veleno dell’Idra di Lerna. Proprio in quella circostanza ed a causa del dolore insopportabile, Ghirone, che il padre Giove aveva reso immortale, chiese di morire.
Giove lo accontentò, ma volle donargli almeno l’immortalità del nome e lo mutò nella Costellazione del Sagittario.

La vera storia del MINOTAURO

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Conosciamo tutti la leggenda del Minotauro di Creta, ma, per chi l’avesse scordata, eccola, così come ci è stata tramandata dalla mitologia tradizionale.
Minosse, figlio di Giove, per legittimare il suo diritto di successione al trono di Creta, chiese a Poseidone, Dio del Mare, una degna vittima da sacrificare durante la Cerimonia.
Dalle onde del mare, Poseidone fece emergere uno splendido toro bianco, così bello che Minosse volle tenerlo per sé e offrire in sacrificio, al suo posto, un toro comune.
Brutto affare, offendere la suscettibilità di una Divinità: Poseidone, infatti, se la prese così tanto, che per vendicarsi dell’affronto, ne escogitò una davvero bella: scatenò in Pasifae, sposa di Minosse, (donna non propriamente fedele, come anche il marito, d’altronde), una passione contro natura per lo splendido animale.
Ah… questi popoli antichi!
Come fare per soddisfare l’insano desiderio?
Semplice! Ci pensò quel geniale di un architetto, ospite del Re, che allietava la corte con i suoi giocattoli meccanici.
Parlo del famoso Dedalo, noto a tutti.
L’ingegnoso artista trovò subito il sistema: costruì la sagoma di una mucca in cui fece sistemare quella pazza della Regina; la rivestì di pelle bovina e la fece porre in bella vista sul prato dove pascolava il bel Tauros. (questo il nome imposto allo splendido toro).
Quel che accadde, lo lasciamo all’immaginazione. Quello che accadde invece alla Regina dopo nove mesi, fu di mettere al mondo un bel bimbo con la testa di toro: il Minotauro, per l’appunto, a cui fu imposto il nome di Asterione.
L’increscioso fatto dispiacque così tanto a Minosse (cornificato già troppo spesso dalla moglie, ma mai prima con un toro) che impose a Dedalo di costruire un Labirinto in cui fece rinchiudere il Minotauro, la regina Pasifae e lo stesso Dedalo, che in seguito riuscì a fuggire, ma… quella è un’altra storia.
Il Minotauro era nutrito con carne umana, procurata dagli Ateniesi fino all’arrivo di un eroe di nome Teseo… ma anche questa è un’altra storia.
Interessante, invece, è sapere chi era davvero il Minotauro, tenendo presente che sul bacino Mediterraneo si affacciavano Popoli nella cui cultura era sempre presente il “culto del toro”: ricordiamo l’orientale Mitra, l’egiziano Hapy, ecc…
Già ai tempi di Plutarco, quella figura da “Sodomia”, era stata riscattata.
Il Minotauro, ossia Asterione, in realtà, era nato da una relazione tra la regina Pasifae e il bel Tauros, generale di re Minosse e atleta di tauromachia. (spettacolo con i tori)
Sempre di corna si trattava, ma non di corna animali!
Secondo questa più accettabile versione dei fatti, poco conosciuta perché non piccante come la prima e per questo meno capace di catturare quel “lato oscuro” che è sempre stato in ogni essere umano, Teseo combattè non con il mostruoso Minotauro, ma con suo padre Tauros e lo vinse in un regolare incontro.
Le leggende, soprattutto quelle nere e scabrose, sono lunghe a morire. Ecco perché oggi tutti conoscono il Minotauro, figlio di un toro, e ignorano Asterione, figlio di un atleta.