Condizione della donna nella Storia: la donna greca

– LA DONNA GRECA
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Occorre innanzitutto distinguere tra Grecia Arcaica e la Grecia Classica.
Durante la prima Età, la società cominciò a scivolare pian piano dal matriarcato verso il patriarcato.
Se nel primo periodo il Re era sotto la tutela della Regina (viveva in un’ala del Palazzo Reale, esercitava il potere solo in nome della Regina e qualche volta riusciva perfino a sostituirla indossandone le vesti e gli emblemi) nel secondo, invece, lo troviamo Sovrano assoluto.
Si trattò di un percorso in ascesa lento, ma costante, iniziato quando il Paredro (principe consorte), per la prima volta rifiutò la morte e si fece sostituire da un Interrex (Sostituto). Prima fu un fanciullo o un giovane guerriero che regnava per un giorno e, se superava le prove, sposava la Regina, poi fu un animale.
Il mito parla di un certo Enopione, che rifiutò la morte anche dopo che il Sostituto ebbe superato le prove.
Soprattutto, quest’ascesa, iniziò quando il maschio si scoprì consapevole della propria sessualità e del potere della paternità.
Già verso la fine del secondo millennio a.C., il patriarcato era diventato regola e non era il principe a lasciare la casa paterna per sposare una principessa (vedi Menelao che diventa Re di Sparta per averne sposato la Regina, Elena), ma era la principessa a seguire lo sposo.
Anche nella Religione le cose cambiarono: a rimpiazzare una sola Dea, arrivò un Olimpo di Divinità governate da un Re: Zeus, con a seguito una Sposa (Era) e tanti figli, maschi e femmine (Atena, Afrodite, Ares, Efesto, Artemide, Apollo, ecc…)
Le condizioni della donna mutarono; diritti e privilegi pian piano svanirono. La troviamo, da lì a poco, relegata al focolare domestico e occupata esclusivamente nella conduzione della casa, salvo qualche eccezione. Come la donna cretese, ad esempio.
A Creta la donna, se non di parità con l’uomo, godeva di grande autonomia; nulla a che vedere con la condizione di reclusa in cui viveva la donna della vicina Micene.
Le donne greche, in generale, si occupavano della prole e della casa, tessevano e filavano, ma facevano anche altro, come guidare carri, andare a caccia, assistere a spettacoli e non solo come spettatrici, ma anche come atlete.
Da una cosa, però, erano escluse: dalla politica.

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E la donna greca d’età classica?… Si dubitò perfino che possedesse un’anima!
Naturalmente non tutte erano uguali: c’erano nobili e plebee e le condizioni di vita erano diverse; medesima era, invece, la totale assenza di considerazione da parte del maschio.
Una nota a parte merita, invece, la donna di Sparta.
Orgogliosa, forte e severa, la donna spartana godeva di considerazione e libertà sconosciute alle donne degli altri Stati Greci, spesso confinate all’interno di un gineceo.
Ad Atene di ironizzava sul loro aspetto poco femminile, ma poi, era nelle mani di una donna spartana che preferivano affidare la cura dei propri figli.
C’è un’ultima distinzione da fare, nella Grecia classica, e la faceva il maschio, naturalmente: la moglie e “le altre”.
La moglie era, quasi sempre, soltanto lo strumento con cui assicurarsi la discendenza; “le altre” erano, invece, il mezzo con cui procurarsi piacere fisico… quando non lo si cercava in un imberbe ragazzino. Preferibilmente di classe inferiore.
L’omosessualità, soprattutto maschile, se attiva e non passiva, era non solo ammessa, ma addirittura incoraggiata.
Plutarco, appassionato sostenitore dell’amore coniugale, diceva che l’omosessualità si trovava:
“… a caccia di giovani, nelle riunioni di filosofi oppure nei ginnasi e nelle palestre, per incoraggiare alle virtù, quelli degni delle sue attenzioni…”

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La cruenta fine del Sostituto

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ANTICA GRECIA – La cruenta fine del SOSTITUTO

Il termine sostituto indica oggi semplicemente una persona che svolge mansioni al posto di un’altra.

Nelle antiche culture, però, all’epoca del Matriarcato, il Sostituto era una figura assai tragica ed infelice.

Era al centro di una consuetudine davvero cruenta: così in Egitto come in Mesopotamia o Hattusa… Roma si salvò solo perché la sua storia è più recente.

Il Grecia il Sostituto si chiamava Interrex ed era quasi sempre un ragazzo sui dieci anni, perché tanti erano gli anni di regno del Paredro.

Oggi diremmo: Principe Consorte.

Secondo i costumi dell’epoca la Regina si sceglieva, tra i giovani più forti e gagliardi, un Re-Sacro, il Paredro, per l’appunto, per procreare e regnare con lui fino a che questi avesse conservato forze e vigore. Dopo egli veniva ucciso e il suo sangue sparso sui campi per renderli fecondi.

Dieci anni. Tale era il tempo concesso ad un Paredro.

Questo fino a quando non arrivò qualcuno che si rifiutò di sottostare al sacrificio e pretese una vittima in sua “sostituzione”.

Quel qualcuno si chiamava Enapione e pare fosse uno dei nipoti del famoso Minosse.

Egli si rifiutò di morire, nonostante che il nuovo pretendente della Regina avesse, secondo le Leggi, superato le prove a cui era stato sottoposto e lo avesse vinto in regolare combattimento. (lotta libera, presumibilmente).

Enapione si nascose in una cripta facendosi credere morto, ma “resuscitò” opportunamente (con l’aiuto di sostenitori) e in sua vece pretese il sacrificio di un fanciullo: l’ Interrex , ossia il Sostituto.

I Sostituti erano sempre fanciulli sui dieci anni, schiavi, prigionieri o ragazzi dotati e, non raramente, erano addirittura i figli dello stesso Re-Sacro in carica.

Questo potrebbe dar luce a qualche mito o casi di parricidio da parte di principi-eroi, che ci appaiono incomprensibile, ma di cui la storia della Grecia Arcaica e perfino Minoica e Micenea, abbonda.

L’Interrex veniva insediato sul trono con una cerimonia assai festosa. Regnava per un giorno, durante il quale gli era permessa ogni cosa, poi veniva drogato e ucciso.

Il Paredro tornava sul trono al fianco della Regina (il cui potere, però, cominciava a mostrare primi segni di debolezza)… fino a quando un nuovo pretendente, più forte e vigoroso, non fosse riuscito a toglierlo di mezzo.

Non si sa per quanto tempo tale cruente costume abbia continuato a mietere fanciulli. Ad un certo momento della storia, però, il sacrificio dei fanciulli verrà sostituito da quello di un animale: capro o toro.

O, come accadde in Egitto, da una cerimonia detta Zed o Giubileo: un rituale magico attraverso cui il Sovrano ritrovava energia e vigore.

A proposito di Giubileo, la regina Elisabetta II d’Inghilterra ha celebrato da poco il suo e il Papa si appresta a celebrare il proprio.

Pratiche moderne, dunque, che affondano le radici in pratiche antiche.

ANTICA GRECIA – Il Paredro della Regina… ossia il Principe Consorte

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Il Paredro della Regina… ossia il Principe Consorte.

L’epoca era quella matriarcale e il potere era nelle mani della Ninfa-tribale o, come si dirà più tardi, Regina. La successione al trono avveniva, dunque, per via femminile e matrilineare e il trono apparteneva alla figlia della Regina-Madre.
Per giungerere ad occupare quel trono le vie erano due: diritto di successione della più giovane delle figlie della Regina oppure disputa di una gara di corsa fra le ragazze più giovani e nobili.
Non esisteva un vero Re, poiché la Regina non aveva un vero sposo, ma solo amanti che si sceglieva fra le più bella e forte gioventù. Questi diventava Re-Sacro o Paredro, in quanto “marito” della Regina ma era destinato ad una morte rituale dopo un periodo di regno di 13 mesi, affinché il suo sangue fecondasse la terra.
Il sacrificio annuale del Re-Sacro si consumava nel giorno che seguiva il giorno più corto dell’anno terrestre (e non dell’anno lunare) e le modalità erano varie nelle diverse località. In Tracia, ad esempio, veniva fatto a pezzi da donne invasate e drogate; a Corinto era fatto sbalzare dal suo cocchio, preventivamente sabotato e moriva schiacciato dalle ruote e dagli zoccoli dei cavalli; in Tessaglia, invece, era fatto precipitare giù da una rupe. E ancora: gli si scagliava contro, all’altezza del tallone, una freccia avvelenata oppure lo si finiva a colpi di ascia.
Con le invasioni elleniche, qualcosa cominciò a cambiare nella società matriarcale locale, ma, con quelle, spietate e dure, che le seguirono, doriche ed achee, i costumi locali mutarono e si indebolirono radicalmente.
Dori ed Achei, pastori-guerrieri, giunti con Divinità maschili come Mitra e Varuna, vi trovarono Divinità femminili come Era ed Atena. Vi trovarono anche Regine, a capo della società, Sacerdotesse della Dea-Luna, mentre essi avevano per capi Re, adoratori di Zeus ed Apollo, che identificarono presto con le loro divinità.
Col tempo il Re-Sacro cominciò ad acquisire sempre maggiori poteri, giungendo perfino a sostituire la Regina in cerimonie rituali ed in alcune sue funzioni; in quelle occasioni indossava le vesti della Regina e i suoi ornamenti ed impugnava la “Falce Sacra” a forma di mezzaluna, simbolo della Dea-Luna.
Si spiegano così gli antichi bassorilievi che ritraggono il Re in abiti femminili.
Aumentando di prestigio e potere, il Re-Sacro si vide riconosciuto un periodo di regno superiore a 13 lune e precisamente un periodo di 100 lunazioni, pari a otto anni, alla fine dei quali, l’anno solare coincideva con l’anno lunare. Giunta quella data, però, il Re-Sacro doveva essere sacrificato. Qualcun altro, però, alla fine di ognuno degli otto anni all’interno delle 100 lunazioni, prendeva il suo posto nel sacrificio rituale: l’INTERREX, ossia il Sostituto. Di solito era un fanciullo nobile o addirittura figlio dello stesso Re; in seguito fu sostituito da un schiavo od ostaggio e infine da un animale, di preferenza un capretto.
Al tramonto del giorno in cui si celebrava il sacrificio, il Vecchio-Re fingeva di morire e si faceva interrare in un’urna e l’Interrex prendeva il suo posto. Per un giorno intero, questi ne assumeva tutte le cariche, giungendo prerfino sposare la Regina. Al tramonto del giorno successivo, però, egli veniva ucciso e il Vecchio-Re “sorgeva” dalla tomba, saliva sul cocchio accanto alla Regina e iniziava un nuovo regno di un anno accanto a lei, fino all’anno seguente in cui si ripeteva il rituale. Il cocchio dell’infelice fanciullo veniva distrutto e fatto a pezzi.

Spesso leggiamo di miti che parlano di amori tra Dei e Ninfe; molto probabilmente si tratta di riferimenti a matrimoni tra i principi conquistatori e le principesse o regine locali.
Era iniziato il Patriarcato e verso questi matrimoni dev’esserci stata ferrea opposizione da parte delle vecchie Regine; le principesse ereditarie, però, si mostrarono più benevoli verso i nuovi arrivati e li accettarono come “Figli della Dea-Luna”, prendendoli come Paredri o Re-Sacri.
Questi nuovi Re-Sacri, però, non erano per nulla disposti a sacrificarsi e si mostrarono assai restii a sottomettersi alla propria sorte. Si ritiene che a rifiutarsi di morire sia stato per primo Enopione, re di Iria, che per otto anni si fece sostituire da un sostituto e alla fine uccise il suo successore, evitando la morte.
La vittoria e la conquista da parte del popolo Acheo pose termine a questa barbiaria: la Doppia Ascia Sacra della Dea-Luna Artemide e della Dea-Terra Rea, divenne la Folgore-Sacra di Giove e di Poseidone che, successivamente si trasformò nel Tridente-Sacro, nelle mani del Dio del Mare.