La vera storia del MINOTAURO

minotauro1

Conosciamo tutti la leggenda del Minotauro di Creta, ma, per chi l’avesse scordata, eccola, così come ci è stata tramandata dalla mitologia tradizionale.
Minosse, figlio di Giove, per legittimare il suo diritto di successione al trono di Creta, chiese a Poseidone, Dio del Mare, una degna vittima da sacrificare durante la Cerimonia.
Dalle onde del mare, Poseidone fece emergere uno splendido toro bianco, così bello che Minosse volle tenerlo per sé e offrire in sacrificio, al suo posto, un toro comune.
Brutto affare, offendere la suscettibilità di una Divinità: Poseidone, infatti, se la prese così tanto, che per vendicarsi dell’affronto, ne escogitò una davvero bella: scatenò in Pasifae, sposa di Minosse, (donna non propriamente fedele, come anche il marito, d’altronde), una passione contro natura per lo splendido animale.
Ah… questi popoli antichi!
Come fare per soddisfare l’insano desiderio?
Semplice! Ci pensò quel geniale di un architetto, ospite del Re, che allietava la corte con i suoi giocattoli meccanici.
Parlo del famoso Dedalo, noto a tutti.
L’ingegnoso artista trovò subito il sistema: costruì la sagoma di una mucca in cui fece sistemare quella pazza della Regina; la rivestì di pelle bovina e la fece porre in bella vista sul prato dove pascolava il bel Tauros. (questo il nome imposto allo splendido toro).
Quel che accadde, lo lasciamo all’immaginazione. Quello che accadde invece alla Regina dopo nove mesi, fu di mettere al mondo un bel bimbo con la testa di toro: il Minotauro, per l’appunto, a cui fu imposto il nome di Asterione.
L’increscioso fatto dispiacque così tanto a Minosse (cornificato già troppo spesso dalla moglie, ma mai prima con un toro) che impose a Dedalo di costruire un Labirinto in cui fece rinchiudere il Minotauro, la regina Pasifae e lo stesso Dedalo, che in seguito riuscì a fuggire, ma… quella è un’altra storia.
Il Minotauro era nutrito con carne umana, procurata dagli Ateniesi fino all’arrivo di un eroe di nome Teseo… ma anche questa è un’altra storia.
Interessante, invece, è sapere chi era davvero il Minotauro, tenendo presente che sul bacino Mediterraneo si affacciavano Popoli nella cui cultura era sempre presente il “culto del toro”: ricordiamo l’orientale Mitra, l’egiziano Hapy, ecc…
Già ai tempi di Plutarco, quella figura da “Sodomia”, era stata riscattata.
Il Minotauro, ossia Asterione, in realtà, era nato da una relazione tra la regina Pasifae e il bel Tauros, generale di re Minosse e atleta di tauromachia. (spettacolo con i tori)
Sempre di corna si trattava, ma non di corna animali!
Secondo questa più accettabile versione dei fatti, poco conosciuta perché non piccante come la prima e per questo meno capace di catturare quel “lato oscuro” che è sempre stato in ogni essere umano, Teseo combattè non con il mostruoso Minotauro, ma con suo padre Tauros e lo vinse in un regolare incontro.
Le leggende, soprattutto quelle nere e scabrose, sono lunghe a morire. Ecco perché oggi tutti conoscono il Minotauro, figlio di un toro, e ignorano Asterione, figlio di un atleta.

Annunci

NINFE dei FIUMI

PATAMEIDI: ninfe dei fiumi
2ywickk

Erano fanciulle e ancora vergini, di età assai giovanile. Loro compito era proteggere la natura, renderla piacevole e lussureggiante.
Altro compito, quello di proteggere gli amori appena sbocciati, per cui erano invocate da fidanzati, i quali andavano a bagnarsi nelle acque di fiume invocando la fertilità per dopo le nozze.

Erano anche guaritrici e le acque in cui vivevano erano benefiche e curatrici di diverse malattie, compresa quella della sterilità (incubo per molte donne)
Erano mortali, ma vivevano a lungo ed eternamente giovani, per cui la loro era un’esistenza felice trascorsa tra canti, danze e brevi storie d’amore.

DAFNE
theodore_chasseriau_003_apollo_e_dafne_18451

Bellissima ninfa dei fiumi, Dafne era figlia di Gea, la Madre-Terra, di cui era anche sacerdotessa.
Dafne era piuttosto refrattaria al matrimonio, come molte ninfe, che preferivano la spensierata vita dell’adolescenza. La sua grande bellezza, però,le attirò inevitabilmente l’attenzione di molti corteggiatori, così come il latte attrae le mosche.
Due in particolare: Apollo e un certo Leucippo.
Dafne respinse anche loro, come avev fatto con tutti gli altri.
Leucippo, però, riuscì a starle vicino ricorrendo ad un ingegnoso stratagemma: si travestì da donna ed entrò far parte del gruppo di compagne, altre ninfe, con cui di solito si intratteneva sulle sponde dei fiumi.
Apollo scoprì l’inganno e per liberarsi del rivale escogitò un sistema davvero particolare e crudele: indusse le ninfe a bagnarsi nelle acque del fiume e quando le ninfe scoprirono la diversità di quella che credevano una loro compagna, l’assalirono e l’uccisero.
Apollo, però, con il suo stratagemma non riuscì che a farsi respingere per l’ennesima volta dalla sua bella.
Per sfuggirgli, inseguita da Apollo, Dafne invocò il soccorso materno e Gea, la Dea-Madre, la trasformò in alloro, la corona dei poeti e dei cantori.