LANTERNE ROSSE

LANTERNE ROSSE

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Un omaggio allo scrittore cinese Su TONG, eccelsa penna nel dipingere ritratti di un universo femminile particolare ed esclusivo quale é quello di un gineceo. Il suo libro “Lanterne Rosse – Mogli e Concubine” é un affresco dai tratti forti e drammatici.
E’ il ritratto impietoso dell’apparente dorata segregazione di un gineceo cinese di fine Medio Evo. E’ la storia di Songlian, venduta, alla morte del padre, come Concubina al nobile Chen.
L’incontro fra i due fa scattare imediatamente “quella” scintilla che, però, si trasformerà presto in una fiamma che incendierà gli animi e condurrà alla tragedia.

L’attenzione e i privilegi che il padrone riserva alla nuova arrivata, a Songlian, la “Quarta Signora”, scatenerà una lotta senza quartiere fra le altre “Signore” per la conquista dei favori del padrone.
Crudeli, vendicative, calcolatrici, queste donne si muovono in uno scenario suggestivo ed esotico che si fa sempre più cupo e fosco fino a sfociare nel dramma. Queste donne non sono solidali tra loro, non si sostengono, ma spingono le loro azioni fino alla tragedia, lottando per sopravvivere in un mondo dominato dall’uomo: la “Terza Signora”, accusata di infedeltà sarà punita con la morte e Soglian finirà per perdere la ragione.

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HAREM… L’harem nella cultura antica

H A R E M

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La segregazione della donna in una parte della casa, quasi sempre ai piani superiori, testimonia la scarsa stima dell’uomo nei suoi confronti.
Nella società sumerica, in verità, la donna godeva di notevole considerazione ed era la “Signora della Casa”. Ciò, nondimeno, non le evitò la condizione di donna condivisa. Le venne riparmiata, è vero, la segregazione, ma all’uomo era riconosciuto il diritto di avere altre spose e di scegliersi concubine tra le schiave ed alla donna, solo di dovere di accettarlo.
In una tomba regale furono trovati i corpi allineati di dieci Regine più un numero imprecisato di “Donne di corte” con i loro fastosi gioielli e gli abiti da cermonia.
Nella tomba di re Abargi, inoltre, furono trovate le spoglie (ad un livello soprastante di sepoltura) della Regina Shubad e di un’altra Regina di cui si ignora il nome, insieme a quelle di numerose concubine ed ancelle.
Il Rituale di sepoltura (vedi il post: “Il Pozzo della Morte”) prevedeva, infatti, anche il sacrificio umano. La condizione della donna mesopotamica non migliorò con il tempo. Al contrario, peggiorò nel periodo semitico che seguì.
La donna si vide fisicamente segregata nel gineceo, la parte della casa a lei riservata. Non da sola, ma assieme ad altre donne: mogli e concubine.
Giuridicamente, il matrimonio era un contratto, spesso stipulato da altri, che contemplava la procreazione e l’educazione dei figli e la sterilità della donna poteva essere causa di ripudio. Una mancanza che si poteva aggirare e superare con una “sostituta” che mettesse al mondo figli considerati della prima moglie.
Un aspetto, questo, dell’ “amore libero” riconosciuto ed apprezzsto. Come riconosciute ed apprezate erano anche le prestazioni sessuali delle “Sacerdotesse del Tempio” che servivano la Dea dell’Amore.

Non solo Babilonia, ma anche l’Antica Grecia, la Bibbia e Roma antica ritenevano utile e necessaria l’esistenza di tale tipo di prestazione, che creerà la figura della cortigiana e poi della prostituta.

Nella cultura egizia sappiamo bene quanto importante fosse l’apporto della famiglia… soprattutto di una famiglia assai numerosa ed allargata, per il Faraone. (vedere post: La Famiglia: sostegno indispensabile del Faraone” nella Pagina Antico Egitto)
Così come nella cultura biblica. Dell’epoca dei Patriarchi prima e dei Sovrani dopo.

Anche l’Antica Grecia e l’Europa dei Balcani rispecchiavono perfettamente la dipendenza della donna dal marito proprio attraverso la relegazione in una zona della casa a lei riservata e separata da quella destinata agli uomini.
Ogni casa di ceto elevato aveva il suo gineceo.
La donna libera non ricopriva ruoli civili o sociali ed era destinata al matrimonio ed alla maternità; non usciva mai di casa, se non in occasioni rarissime, come matrimoni, nascite o cerimonie religiose.
Se il sesso con la moglie era inteso come mezzo di procreazione e senza troppi coinvolgimenti erotici, per avere un’intesa sessuale, l’uomo si vedeva riconosciuto il diritto di avere una o più concubine. Una terza figura femminile, infine, dava lustro al gineceo anche se non ne era strettamente vincolata: la etèra, una donna colta e di fine intelletto, che sapesse intrattenere con dibattiti e conversaziobi filosofiche e culturali e che accompagnasse il padrone in quei posti dove moglie e concubine non potevano mettere piede.

Insolita e particolare era anche l’usanza, presso antiche culture del Nord Europa, della “Famiglia comune” o “Letto comune”, che prevedeva la condivisione della donna tra fratelli.
Ne parlò anche Cesare nel suo “De Bello Gallico” a proposito di alcune tribù dell’Irlanda: con il termine “gwely”, si indicava, infatti, sia il letto che la famiglia.
Tacito parla di Clothru, moglie dei suoi tre fratelli e madre di Lugard, figlio di uno dei tre, che la donna sposerà e da cui avrà un figlio che diventerà Re.
Una storia d’amore incestuoso, avverte lo storico romano, da non prendere alla lettera.