Condizione della donna nella Storia: la donna nella cultura Cinese

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    Indefinibile! E’ il solo termine per definire la donna cinese. Difficile per noi occidentali.
    Ci è sempre apparsa semplice, forte e saggia: specchio della millenaria civiltà che l’ha sostenuta. Fragile, ma solo apparentemente; misteriosa ed enigmatica, custode delle proprie tradizioni ed usanze. Nascosta dietro il trucco elaborato come dietro una maschera; l’acconciatura semplice oppure elaborata, ma quasi sempre ornata di fiori. La veste di seta o di semplice cotone, ma sempre semplice, bella ed elegante.
    Recita così un’antica poesia cinese:
    “Come la liana abbraccia l’albero in ogni parte,
    così tu abbracci me:
    Sii la mia compagna e non lasciarmi mai più.
    Come l’aquila nel lanciarsi in volo batte il suolo con le ali,
    così io batto alla tua porta:
    Sii la mia compagna e non staccarti da me.”

    Meravigliosi versi d’amore che non devono farci dimenticare i tanti aspetti per noi sconcertanti. Come l’usanza antica di fasciare i piedi: un piedino infilato in una minuscola babbuccia ricamata, simbolo di fascino ed eleganza.
    Un’usanza lontana risalente, sembra, al X secolo, per acquisire grazia, leggerezza e soprattutto quel “movimento” arioso ed inimitabile. Un’usanza, però, assai penosa e dolorosa, che non teneva in nessun conto la donna costretta a subirla. Quei piedi strettamente fasciati condizionavano la sua vita e la costringevano a restare in casa, con il risultato di trovarsi relegata al solo ruolo che le si voleva assegnare: quello di sposa.

    Quale, dunque, la condizione della donna nella cultura cinese?
    In una società profondamente e particolarmente partiarcale e maschilista, la donna non poteva godere di privilegi: era l’uomo a perpetrare la specie e la donna ne era solo lo strumento.
    In verità, sorte e considerazione non diversa era riservata anche alle donne di altre latitudini… compresa la nostra.

    Come tutti i Paesi di grandi contraddizioni, la Cina si presenta oggi con due facce: città ricche, industrializzate ed occidentalizzate e campagne povere, arretrate e tenacemente legate alle tradizioni.
    La tradizione vuole la donna “ceduta”, attraverso il matrmonio, dalla famiglia del padre a quella del marito e vuole la donna relegata al ruolo subordinato di moglie e sposa.
    Oggi le cose sono un po’ cambiate.
    Oggi molte giovani donne cinesi partono per l’Occidente per studiare o lavorare; molto di loro sono bene inserite nella società, nel lavoro, nela politica, ma molte ancora restano nelle campagne e nel proprio limbo di ignoranza, completamente sottoposte all’uomo, defraudate dei diritti più elementsri e spogliate della dignità di essere umano,

    L’aspetto più triste e drammatico, forse, della mancata considerazione nei riguardi della donna, è la vergognosa piaga del gendercidio, da attribuire alla politica del “figlio unico”, adottata per porre un freno all’esplosone demografica degli ultimi decenni.
    Per avere un figlio maschio, infatti, si ricorre alla selezione genetica, pur vietata dalla legge, con il risultato paradossale di un numero superiore di maschi rispetto alle femmine (eliminate allo stato di feto o addirittura di neonato).
    Per di più, per qualche ragione che andrebbe analizzata, i giovani europei sono sempre più attratti dal fascino dolce e discreto delle ragazze orientali ed il numero di unioni miste è sempre in crescita.
    E’ forse il nuovo sogno?

LANTERNE ROSSE

LANTERNE ROSSE

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Un omaggio allo scrittore cinese Su TONG, eccelsa penna nel dipingere ritratti di un universo femminile particolare ed esclusivo quale é quello di un gineceo. Il suo libro “Lanterne Rosse – Mogli e Concubine” é un affresco dai tratti forti e drammatici.
E’ il ritratto impietoso dell’apparente dorata segregazione di un gineceo cinese di fine Medio Evo. E’ la storia di Songlian, venduta, alla morte del padre, come Concubina al nobile Chen.
L’incontro fra i due fa scattare imediatamente “quella” scintilla che, però, si trasformerà presto in una fiamma che incendierà gli animi e condurrà alla tragedia.

L’attenzione e i privilegi che il padrone riserva alla nuova arrivata, a Songlian, la “Quarta Signora”, scatenerà una lotta senza quartiere fra le altre “Signore” per la conquista dei favori del padrone.
Crudeli, vendicative, calcolatrici, queste donne si muovono in uno scenario suggestivo ed esotico che si fa sempre più cupo e fosco fino a sfociare nel dramma. Queste donne non sono solidali tra loro, non si sostengono, ma spingono le loro azioni fino alla tragedia, lottando per sopravvivere in un mondo dominato dall’uomo: la “Terza Signora”, accusata di infedeltà sarà punita con la morte e Soglian finirà per perdere la ragione.

L’Harem nella cultura cinese

L’harem nella cultura cinese

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L’harem nel mondo cinese
Unico e inaccessibile, l’harem imperiale cinese era una vera “città proibita”, tale e quale era stato battezzato: una città di donne, eunuchi e guardie. Costituiva una vera piramide con al vertice la Regina. C’erano, poi, tre Spose Primarie, più altre nove Spose Secondarie a cui andavano aggiunte ulteriori ventisette Spose di Terzo Grado. Seguivano ottantuno Concubine ufficiali ed un numero imprecisato di concubine non ufficiali.
L’alcova imperiale era, dunque, più che mai attiva e recava l’impronta di un numero impressionante di corpi femminili.
Le più assidue nel frequentarla, per quanto strano possa apparire, erano quelle che occupavano i gradini più bassi di quella particolare ed inconsueta piramide umana: le Concubine, più che le Spose e le Spose, più che la Regina, la quale viveva appartata e solo di rado e non più di una volta l’anno frequentava il talamo nuziale. Per l’intera notte, se Spose Primarie, per il tempo della “prestazione”, per tutte le altre.
E’ chiaro che l’organizzazione di uno “Stato” composto da un così gran numero di donne richiedesse ordine e regole ferree, soprattutto nei ranghi superiori e che l’osservanza di tali regole era fondamentale per rendere accettabile la convivenza.
Era tra le concubine, un esercito di donne annoiate, isteriche e tristi, che si mettevano in atto le strategie più raffinate, sottili e sleali, allo scopo di raggiungere quel talamo ed occuparlo il più a lungo possibile: l’imperatore era assai generoso con chi riusciva a risvegliarne i turbamenti erotici e la posizione di Favorita significava onori, potere e ricchezza.

Concubine, oggi, in Cina?
La poligamia non esiste più. Non di diritto, almeno! Esiste, però, una poligamia di fatto, condannata, ma tollerata: uno dei tanti contrasti di questo splendido ed affascinante Paese dalla millenaria cultura.
Nelle città più ricche ed industrializzate del Paese, si è posto in atto un costume socio-culturale assai particolare. Sono molti i maschi abbienti (molto abbienti) che si dividono fra due donne: la moglie ufficiale e quella non ufficiale. Esistono quartieri di lusso che ospitano la concubina-amante con figli e qualche volta, la moglie non ufficiale non è una soltanto… se questo non è harem!