Donne nella Storia: Vizi e Virtù – l’Eroismo

L’universo femminile è costellato di donne protagoniste di gesti eroici. E nel quotidiano e in situazioni particolari come guerre, catastrofi ed altro.
La mia scelta è caduta su tre donne, esempio di coraggio e generosità.

– Maria Canavese
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Basta un solo gesto eroico nel corso della vita di una persona per renderla immortale. Maria Canavese, una giovane donna che viveva sulla sponda del lago di Orta, lo compì, ma lo pagò con la vita.
Correva l’anno 1529 e le truppe dell’imperatore Carlo V, in guerra con il re di Francia Francesco I per il dominio sull’Italia, avevano assediato la zona intorno al lago e fissato un presidio nella Torre di Buccione, dove era stata installata una campana per chiamare a raccolta il popolo in caso di pericolo.
Maria Canavese resasi conto della situazione, si avvicinò alla Torre. Tra le braccia aveva suo figlio, di pochi mesi, e in mano una fiasca di vino.
I due soldati di guardia non si insospettirono alla vista di quella giovane madre che offriva loro del vino e ne bevvero fino ad ubriacarsi.
Ne approfittò la giovane per salire sulla Torre e suonare le campane e dare l’allarme.
Gli abitanti del posto accorsero subito e le truppe di Carlo V furono messe in fuga, ma l’eroica Maria era già stata trucidata assieme al figlioletto.

– Colomba Antonietti
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Nelle sue “Memorie” Giuseppe Garibaldi di lei scrisse così:
“Quella donna mi ha ricordato la mia povera Anita: anche lei era così tranquilla e coraggiosa in mezzo al fuoco…”
Bella e giovane figlia di un fornaio, Colomba Antonietti, animata da fervente ardore patriottico, aveva sposato il conte Luigi Porzi, ufficiale dell’esercito del Papa.
Luigi, disertato l’esercito papalino, si unì a Garibaldi e partì alla difesa di Roma.
La giovane moglie volle seguirlo in battaglia, dove si distinse con valore, e per farlo indossò vesti di semplice soldato e si fece attendente del marito.
Durante un aspro combattimento presso una villa detta “Il Vascello”, il 30 giugno del ’49, una pallottola colpì a morte il giovane attendente. Solamente allora, di fronte al disperato dolore di Luigi, accorso per coglierne l’ultimo respiro, i compagni scoprirono che il giovanissimo soldato era una donna e le resero l’omaggio dovuto: quello riservato agli eroici caduti.

– Onorata Rodani
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Anno 1423. Un’altra donna muore in battaglia dopo un aspro combattimento; per tre anni aveva combattuto valorosamente nelle file dell’esercito di Francesco Sforza, impegnato contro Venezia.
Le sue ultime parole furono:
“Onorata vissi e onorata muoio.”
Onorata Rodano era un’apprezzata pittrice e il conte Cabrino, Signore di Castelleone, nei pressi di Cremona, le affidò l’incarico di affrescare alcune stanze del suo castello.
Oltre che brava, Onorata era anche molto bella e schiva.
La sua avvenenza accese le brame di un amico del conte. Invano questi continuava ad invitarla ai banchetti ed ai sontuosi festini di corte. Assorbita dal suo lavoro, la ragazza li rifiutava sistematicamente.
Contrariato ed offeso, un giorno, l’innamorato respinto la raggiunse sull’impalcatura dove lei lavorava e tentò di usarle violenza.
Nel tentativo di difendersi, Onorata lo ferì mortalmente con la lama che usava per raschiare la parete. Per evitare il castigo, la ragazza fuggì e, travestita da soldato, entrò nelle truppe dello Sforza e combatté per oltre tre anni. Fino allo scontro in cui fu colpita a morte.
I compagni si chinarono per soccorrere il valoroso cavaliere morente e solamente allora si accorsero di avere di fronte una giovane donna.

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