NINFE di SORGENTE

LE NAIADI: ninfe di sorgenti
john_william_waterhouse_1900_nymphs_finding_the_head_of_orpheus

Allegre, gioiose, festevoli e chiacchierine come le acque in cui vivevano; la loro casa era un Palazzo Incantato che sorgeva nei pressi di torrenti, fiumi, laghi, fonti e sorgenti. Avevano il compito di rendere le acque limpide e scorrevoli e di nutrire la vegetazione e renderla verde e lussureggiante.
Erano fanciulle di fresca bellezza e dall’allegro sorriso; erano mortali, ma dall’eterna giovinezza.

Possedevano molte altre virtù, come quella di assumere qualunque forma volessero.
La loro esistenza era un continuo intreccio di giochi, danze e canti. Comparivano e scomparivano con la rapidità di una lucciola, tra ciottolame, rivoletti, cascate e corsi d’acqua, in un susseguirsi di giochi di metamorfosi e trasformazioni.
Dei, Satiri e cacciatori eraono irresistibilmente attratti dai loro canti e dalla loro fresca bellezza e il gioco della trasformazione diventava spesso un mezzo per sfuggire loro: basta l’esempio di Apollo e Dafne.

ILA
hylas_waterhouse

Non sempre, però, erano le Ninfe a subire assalti amorosi, qualche volta erano proprio loro a metterli in atto.
Ne fece le spese Ila, compagno di Ercole durante il viaggio degli Argonauti verso la Colchide.
Ila, uno dei rematori, era un ragazzo bellissimo e di grande fascino ed Ercole lo amava come un figlio. Mentre era intento alla voga, il ragazzo perse il suo remo per cui si dovette scendere a terra per cercare un albero adatto per fabbricarne un altro.
Così fecero. Sbarcarono Ila, Ercole e un certo Polifemo (non quello dell’unico occhio).
Cercato e trovato l’albero e il ramo adatto, Ercole si pose subito al lavoro per abbatterlo, mentre Ila si allontanava verso una sorgente lì vicino, per attingere acqua per sé e compagni.
Nell’acqua c’era uno stuolo di Naiadi che stavano allegramente trascorrendo qualche ora di ozio.
Alla vista del bellissimo giovane, smisero di giocare.
Appena, però, il ragazzo sporse il braccio verso il ciglio per raccogliere acqua con la brocca d’argento, le ninfe sollevarono le loro braccia e lo attirarono con loro sul fondo.
Polifemo, che a qualche metro di distanza aveva assistito alla scena, comimciò ad urlare e le sue urla attirarono l’attenzione di Ercole che accorse immediatamente.
Quando, però, l’eroe raggiunse la sorgente l’acqua era cheta e tranquilla e di Ila non c’era alcuna traccia, come non ve n’era delle ninfe.

GIUTURNA
lamia_waterhouse

La ninfa di sorgente più famosa della mitologia romana.
Moglie di Giano, era la madre di Turno, re dei Rutuli ed avversario di Enea.
Su di lui pendeva un oracolo secondo il quale sarebbe morto per mano di Enea, figlio di Venere.
La ninfa si oppose con tutte le sue forze all’ avverso destino del figlio, ma nulla potè contro di esso.
Alla fine, Enea, cui Turno era diventato acerrimo nemico per avergli portato via Lavinia, figlia di Latino, Re del Lazio, finì per ucciderlo.
Alla fonte di Giuturna, nel Foro Romano, la leggenda narra che si siano abbeverati i cavalli dei Dioscuri:Castore e Polluce.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...